Il Dono – L’altruismo egoistico dell’uomo

Il vero argomento di questo corto: l’egoismo.

Udine, 2023

Siamo nel futuro ma non vi aspettate alieni o guerre stellari: “Il dono” racconta una storia molto umana, nonostante il tema di fondo sia davvero complesso.

Un uomo si sta preparando, sembra voglia intraprendere un viaggio e rivive i suoi ricordi attraverso delle foto per l’ultima volta.

A cosa sta andando incontro il signor Giuseppe?

Lo Stato ha approvato la legge Dono: agli anziani gravemente ammalati viene concessa la possibilità di invocazione dell’eutanasia e di donare la sudata pensione ai figli.

Giuseppe prenderà la sua decisione, permettendo allo spettatore di porsi un grande interrogativo: come può una persona decidere di morire?

Si tratta di egoismo? Un suicida può considerarsi semplicemente disamorato della vita? Si rende conto del dolore che procurerà ai suoi cari?

Il corto, diretto da Bertossi e Maier, riesce nel non semplice obiettivo di confrontarsi con una tematica, tanto delicata quanto attuale, pur perdendosi in alcune scene. Fase di montaggio da rivedere.

“Il Dono” è un cortometraggio completo in ogni sua sfaccettatura: il soggetto risulta figurativamente fantastico (e in parte anche letteralmente), lo stato d’animo del protagonista viene reso in modo impeccabile, regalando allo spettatore la possibilità di immergersi nelle vicissitudini del protagonista.

Menzione particolare per la scelta delle didascalie che magistralmente esplicano la drammaticità del momento.

Il corto della D&L Movies è visibile qui:

Recensione di Mario De Martino

Revisione ed editing di Matteo Alberto Sabatino

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2 commenti su “Il Dono – L’altruismo egoistico dell’uomo

  1. Ilaria il said:

    Ritengo che un cortometraggio debba tener conto di molti aspetti. La sceneggiatura, che ha come base un’idea molto interessante, perde la sua forza proprio con le tanto lodate didascalie, dal momento che i momenti più salienti sono lasciati a frasi su sfondo nero, che spezzano la continuità della narrazione e interrompono la simpatia dello spettatore nei confronti del protagonista. Inoltre è presente un incolmabile buco di trama: come può uno Stato in difficoltà economica, costretto ad una legge sulla sospensione volontaria della vita in vista di un risparmio sul costo delle cure, restituire il denaro ai parenti di una persona che, con gli stessi soldi, avrebbe potuto curare? A meno che non si tratti di un prestigiatore, temo che non ci sia risposta. La regia, che si dovrebbe occupare degli aspetti più tecnici, quali inquadrature e scelte di montaggio non riesce a stare al passo di una storia potenzialmente accattivante. Il ritmo lento del montaggio, che si limita ad un susseguirsi di immagini, rende la storia macchinosa e il finale, quindi, risulta abbastanza scontato e impostato già nelle scene iniziali. Per quanto riguarda le inquadrature spesso i soggetti risultano fuori fuoco o non stabilizzati e mancano riprese di raccordo tra le varie scene. I personaggi sono piatti e gli attori non sembrano essere entrati pienamente nella loro parte, forse anche a causa dei dialoghi che ripetono le solite frasi di circostanza. La color correction non sembra che riesca ad adattarsi al contesto narrato: le potenzialità di colore della cinepresa sono state sfruttate male e di conseguenza le immagini sono spesso prive di una drammaticità che le giuste luci e la giusta elaborazione successiva avrebbero potuto conferire. L’audio in alcune scene, come quelle girate in automobile, è sfasato rispetto all’immagine. Ora, per fortuna esistono pareri contrastanti, ma credo che quanto sopra scritto sia notabile da molte persone, soprattutto da chi si occupa o mastica cinema. Penso che a volte edulcorare tutto e limitarsi ad una visione parziale di un contesto formato da plurimi aspetti sia estremamente dannoso, per chi cerca appigli per poter migliorare e per il cinema stesso, che scade in un mercato vizioso.

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